Vandalismi dopo la chiusura della Latteria Occupata, per iI Tribunale non fu devastazione: «Decisione del gip basata sulla legge e sui fatti del 5 maggio 2024»

Nota della Presidenza dopo le polemiche: i comportamenti contestati sono stati inquadrati come danneggiamento aggravato. La capogruppo a Tursi Alessandra Bianchi (Fratelli d’Italia) teme un segnale permissivo verso chi deturpa il patrimonio. Il Tribunale: «Correlare la pronuncia del Gip alla considerazione secondo cui di fatto chiunque possa sentirsi legittimato a compiere atti di vandalismo è una comunicazione non corretta, che può ingenerare false opinioni nella cittadinanza»

Il contesto
Il giudice per le indagini preliminari Giorgio Morando ha respinto la richiesta di custodia cautelare in carcere per 26 persone (tra studenti e militanti) coinvolte nel corteo del 5 maggio 2024, nato all’indomani di arresti eseguiti davanti all’ex Latteria occupata. Secondo gli atti, durante la manifestazione si verificarono danneggiamenti diffusi (telecamere rotte, scritte su palazzi – anche nel circuito dei Rolli – e danni a veicoli ed esercizi), per un valore stimato di circa 98 mila euro.

Per la Procura quei fatti integravano il reato di devastazione (art. 419 del codice penale). Il gip, richiamando giurisprudenza di legittimità e distinguendo il contesto da eventi storici ben più gravi, ha ritenuto che mancassero gli elementi tipici della devastazione: i danneggiamenti, pur deprecabili, non avrebbero inciso sull’ordine pubblico inteso come tranquillità collettiva. Inoltre, è stata esclusa l’attualità del pericolo: i fatti risalgono a oltre un anno prima, metà degli indagati è incensurata e non sono emerse nuove condotte. Da qui il no alle misure cautelari. La Procura ha impugnato la decisione: l’udienza al Riesame non è ancora fissata.
La reazione politica
Nel suo intervento, la consigliera comunale Alessandra Bianchi (Fratelli d’Italia) esprime delusione e teme che la decisione trasmetta un messaggio sbagliato a chi imbratta e danneggia beni pubblici e privati. Ricorda le scritte su via Garibaldi alla vigilia dei Rolli Days e sottolinea l’onere economico per la collettività (circa 100 mila euro per i ripristini). A suo avviso, occorre ribadire con forza la tutela del patrimonio e la necessità di condizioni di decoro e sicurezza nel centro storico.
Il testo integrale della comunicazione del Tribunale
«In replica ad alcune dichiarazioni di esponenti politici locali – scriva la Presidenza del Tribunale stesso -, il Tribunale di Genova deve rappresentare come la decisione adottata dall’ufficio Gip in ordine alla richiesta di applicazione di misure cautelari di custodia carceraria nei confronti di 26 persone indagate per i fatti del 5 maggio 2024 si sia fondata, come sempre avviene e deve avvenire, sulla base dell’applicazione delle norme di legge ai comportamenti accertati nel caso concreto. La decisione, in particolare, è stata fondata sulle valutazioni tecniche legate all’esistenza, nei fatti esaminati, di situazioni che potessero configurare ‘devastazione’, ai sensi dell’art. 419 del codice penale, e pericolo per l’ordine pubblico, secondo le regole volute dal legislatore. Peraltro, nella decisione del Gip sono chiaramente evidenziati l’estremo disvalore e l’offensività dei comportamenti esaminati che, tuttavia, sono stati inquadrati nel reato di danneggiamento aggravato rispetto al quale, anche a fronte di una precisa valutazione in merito all’esistenza delle esigenze cautelari, si è ritenuto di non applicare la carcerazione preventiva. Il Tribunale accoglie con favore ogni commento e critica sull’operato dei magistrati, in quanto elemento di partecipazione alla vita democratica, ma auspica che queste valutazioni attengano al contenuto effettivo delle motivazioni dei provvedimenti adottati. Correlare la pronuncia del Gip alla considerazione secondo cui di fatto chiunque possa sentirsi legittimato a compiere atti di vandalismo è una comunicazione non corretta, che può ingenerare false opinioni nella cittadinanza».
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